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MARTE: LA VITA SVELATA

 di Alessio Feltri

 

Il primo decennio del terzo millennio avrebbe dovuto essere ricordato attraverso due date fondamentali per la storia umana: l’11 settembre 2001 per l’inizio di uno scontro di civiltà all’insegna del fondamentalismo religioso ed il 4 febbraio 2004, non perché sia la data del mio compleanno, bensì perché è il primo giorno in cui alla NASA sono pervenute prove certe dell’esistenza di vita extraterrestre. Purtroppo pare che la prima data abbia escluso la seconda.

Nei miei articoli precedenti ho mostrato come Marte sia un pianeta molto diverso da come era stato dipinto da molti scienziati; abbiamo visto come le famose sferule di Meridiani Planum non possano essere concrezioni inorganiche o fossili, bensì forme organiche (funghi, alghe, poriferi o licheni che siano); abbiamo visto come sia presente un’ingente quantità di acqua in superficie (quella che non avrebbe dovuto esserci allo stato liquido); ora vediamo apparire la vita, non quella impalpabile e quasi teorica di batteri e microrganismi, bensì una vita caotica, evoluta, di impressionante vivacità e frequenza.

Dato che non voglio pensare che, in forza di qualche teorema dell’attuale amministrazione americana, si sia volutamente propinato ai media una catastrofica quantità di stupidaggini, dovrò presuntuosamente considerare gli "scienziati" della NASA dei poveri bambinoni ed arrogarmi il diritto di cercare la verità attraverso il semplice esame dei fatti.

Allo scopo ricordo che i giorni della missione di Opportunity su Marte seguono per convenzione la datazione marziana, per cui la sigla Sol106 equivale al 106esimo giorno dalla discesa della sonda.

SOL105-106

Sulla roccia chiamata "LION STONE" nei pressi del cratere Endurance, il rover individua col Microscopic Imager un probabile fossile di mollusco (questa definizione è al momento ovviamente di pura convenzione), che appare nell’immagine di sinistra in visione anteriore e nell’immagine di destra in quella posteriore:

 


 

 

 

 

 

L’animale, della lunghezza di pochi millimetri, sembra presentare una sviluppata impronta cefalica anteriore con la presenza di numerosi tentacoli, un mantello molto sottile con una fine tessitura e due tentacoli più lunghi punteggiati da papille o ventose e terminanti in un pronunciato ispessimento, forse di natura ossea o cartilaginea.

 

Ma è in una foto ripresa sull’altra faccia di LION STONE che troviamo un’ulteriore tessera del mosaico:

Dall’incavatura della roccia emergono sulla sinistra una struttura cefalica appiattita di aspetto vagamente antropomorfo e sulla destra qualcosa di simile all’ispessimento tentacolare che abbiamo visto nella prima foto, di cui appare una strana caratteristica: sembra quasi possedere una apertura boccale e due cavità orbitali laterali.

Ma è possibile? Sarà uno dei soliti effetti ottici che la variabilità della natura induce negli sprovveduti?

Per avere la prima risposta dobbiamo tornare indietro di oltre un mese.

SOL69

Nei pressi del cratere Eagle il rover riprende delle foto della roccia denominata BOUNCE, di probabile origine da impatto, come LION STONE. Le immagini mostrano parti di una forma animale in avanzato stato di decomposizione, che però non ci risulta del tutto sconosciuta…:

Molti avevano spiegato il fenomeno con una strana forma assunta dalla roccia, però nella foto restavano dei dettagli inspiegabili. Per esempio le due "visiere" semitrasparenti a tronco di cono visibili nella ripresa laterale, quella specie di anello tentacolare variegato che contorna il profilo e visibile in ambedue le immagini, ma soprattutto i filamenti, ben visibili in questo particolare, di probabile origine organica:

Per meglio evidenziare questa curiosa "formazione", ho isolato la figura dal contesto nelle immagini seguenti:

 


 

 

Nell’immagine seguente ho affiancato le immagini di SOL 105 con quelle di SOL 69, ruotandole nella stessa posizione:

Per convenzione definirò la parte scheletrica di sinistra A e quella di destra B.

In SOL106 e SOL 25 sono presenti immagini della B, sia sotto forma di parte scheletrica che completa di epitelio, insieme ad altre, sempre di origine organica.

 

Assodato che siamo di fronte a più forme di vita con alcuni vaghi punti di contatto con i decapodi e gli anellidi terrestri, vediamo adesso come questi animali si presentano quando sono vivi e vegeti. Ma per farlo dobbiamo incredibilmente fare un altro passo indietro di oltre un mese.

SOL27

Sulla destra della formazione rocciosa denominata EL CAPITAN, appariva dalle foto panoramiche una specie di lastra laminare inclinata con due piccoli sassi nei pressi. Il rover fotografa il sito in questione e questa sarà l’unica foto ravvicinata diffusa.

Al centro dell’immagine si può notare molto chiaramente un animale dal mantello sottile e trasparente adagiato sul più grande dei due piccoli sassi. Sono ben visibili anche svariati tentacoli finemente perlati e allungati. L’immagine a lato in falsi colori mostra come le sferule sotto il mantello appaiano viola chiaro e non blu e comunque il tutto è perfettamente riscontrabile dall’immagine tridimensionale, per i fortunati possessori di occhiali a lenti colorate 3D.

A questo punto possiamo cercare ulteriori riscontri, sempre ricordando che questa è solo una delle molte forme di vita che appaiono nelle foto, e possono essere presenti anche variabilità di specie.

Ma per i riscontri dobbiamo fare, grazie ai buontemponi della NASA, un altro piccolo passo indietro.

SOL25

Nel corso di SOL22, per esaminare il suolo nei pressi del lander viene ordinato al rover di effettuare delle rotazioni delle ruote a veicolo fermo, in modo da scavare un solco di qualche centimetro di profondità nel terreno fangoso. L’immagine dello scavo ottenuto si può trovare nel precedente articolo "Salt or life?".

Dopo tre giorni, calando il Microscopic Imager all’interno del solco si ottiene la seguente immagine:

 

Per gli amanti dell’enigmistica posso dire che, dopo aver individuato nella foto oltre 25 degli animali che ho descritto in precedenza, mi sono stancato. Forse si potrebbe istituire un premio per chi ha la pazienza di ingrandire la foto e trovarli tutti.

Mi limiterò quindi ad evidenziarne uno, sempre tenendo presente che molti sono trasparenti e che le ruote del rover li hanno schiacciati uno sull’altro, per cui i confini sono puramente indicativi.

Ricordo che in precedenza ho già evidenziato parte di questa foto in merito alle tipologie B.

In foto la zona interessata da una forma di mollusco è stata schiarita per evidenziarla meglio:

Con un agile feedback e per meglio chiarire gli aspetti morfologici di uno di questi animali, ritorno per un attimo a SOL106 per mostrare una foto di un "mollusco" sezionato dal RAT (Rock Abrasion Tool):

 


  

Al centro dell’immagine accanto ai tentacoli si può notare il disco di sezione sulla zona cefalica, con al centro una specie di canale midollare.

A questo punto qualche lettore si chiederà come mai di tutto questo la NASA non abbia fornito nessuna notizia, ma prima che si alimentino disquisizioni paranoidi su presunti complotti governativi, vorrei dare una spiegazione più semplice: i bambinoni della NASA effettuano le sezioni col RAT a caso.

Ma vediamo adesso di risolvere un problema. Se i "molluschi" non sono solo fossili e sono miliardi, distribuiti su tutta la pianura di Meridiani pochi millimetri sotto la superficie del mare di fango, assumendo che le parti molli si decompongano, dove vanno a finire i pezzi scheletrici che abbiamo visto?

La risposta è molto semplice e gli scienziati della NASA l’avevano davanti ai loro occhi fino dal fatidico 4 febbraio 2004, cui ho accennato in apertura.

SOL10-11

Il microscopio del rover viene abbassato su di una porzione di suolo dove alle solite sferule si alternano altri depositi di origine imprecisata. Il giorno successivo viene ripetuta l’operazione dopo una leggera "spazzolata" del RAT.

Nella foto grande al centro possiamo individuare una tipologia A ed una B, ambedue di un animale vivente (almeno prima dell’intervento del RAT), con 1,2,3 è segnalata la presenza di tre pezzi scheletrici di tipo B, che pare queste creature usino in un modo paragonabile a quello di periscopi e snorkel sui sommergibili. Al riguardo ricordo che la spiegazione dei nostri amici della NASA è stata che erano probabilmente lapilli di origine vulcanica per la presenza di fori. Peccato che in un centimetro quadrato ce ne siano 3 e perfettamente identici in forma e dimensioni.

La freccia bianca a destra indica il mark del RAT e quella a sinistra l’impronta di uno dei soliti molluschi. Anche le altre formazioni visibili sono parti scheletriche, ma non le ho considerate o perché poco riconoscibili o perché di altre specie animali di cui parlerò in un’altra occasione.

La piccola mezzaluna bianca sulla sinistra della foto centrale indica la presenza di due mini-sferule di diametro inferiore al millimetro e con un foro centrale. Un’ipotesi è che si tratti di qualcosa di simile alle uova ritrovate fuori e dentro il cratere e che ho descritto in "Ghiaccio…bollente".

Con l’ausilio di questa tavola di riferimento sarà abbastanza agevole per gli appassionati riscoprire le stesse "formazioni" in tutte le altre foto del Microscopic Imager, comprese quelle che erano state contrassegnate con nomi fantasiosi quali Punaluu, Neopolitan CookiesNCream o Mudpie nella relazione NASA del 26/3/2004 (lo vedete che i bambinoni non avevano ancora capito?).

Più difficile sarà (almeno per i non subacquei) trovare nelle foto le sagome dei "molluschi". Comunque, a titolo di traccia, posso consigliare di ingrandire le foto a video e cercare quelle che sembrano catenelle di punti chiari (e che in molti abbiamo pensato essere solo microrganismi): in realtà sono spesso le tracce dei tentacoli o dei margini del mantello delle creature, cosa che si può agevolmente verificare con una certa pratica.

Un’avvertenza: è praticamente indispensabile munirsi di un software che consenta agevoli ingrandimenti e di occhiali 3D a lenti colorate (rosso/blu o rosso/verde), da usare anche nell’esame di foto in bianco e nero non tridimensionali.

In linea generale ricordo che i Molluschi sono presenti sulla Terra fino dal Precambriano ed hanno antenati comuni con gli Anellidi. Risulta quindi logico che siano riusciti a formare una comunità bentonica a carattere di mesopsammon o endopsammon, all’interno di un substrato fangoso che ha tutte le caratteristiche del fondo marino scoperto dalla marea, idoneo a proteggere dagli ultravioletti, fatto questo che spiegheremo meglio alla prossima occasione.

Al momento si può ricordare che, almeno basandosi sui parametri terrestri, gli animali che vivono in questi ambienti hanno caratteri morfologici tipici: corpo in genere allungato ed appiattito, scarsamente pigmentato, occhi ridotti, talora papille adesive e ghiandole secernenti liquidi che solidificano a contatto con l’acqua. Anzi nel caso di fauna endopsammica spesso mantengono il contatto con la superficie mediante tubi o canali, particolare questo che ben si adatta alle forme di vita marziane, che come abbiamo visto sembrano avere un corpo da invertebrati con pezzi scheletrici che interessano le parti destinate ad agire in superficie.

Riguardo alla vaga somiglianza che ho citato per le seppie terrestri, questa è facilmente rilevabile dalla tavola seguente, anche se le differenze sono altrettanto numerose, dato che siamo di fronte a forme di transizione con caratteri riconducibili a molluschi, anellidi e artropodi contemporaneamente, e questa sarà sicuramente un’appassionante sfida per tutti i biologi del mondo.

 

In conclusione di questo "storico" articolo non posso che scusarmi con gli scienziati della NASA per il mio approccio irriverente, anche perché, come si è visto nel caso delle torture irachene, è sempre antipatico farsi beccare con le mani nella marmellata

 

ALESSIO FELTRI

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